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Eliano Fantuzzi, documento vivo del nostro tempo, maestro di giovani, ricercatore di luci e forme che sono inconfondibilmente una sua creazione, rappresentante un modo del tutto particolare e geniale di far pittura, non può non restare nella schiera di coloro che dando un contributo alla ricerca creativa lasciano il segno di uomini e cose, ambienti e costumi, luci e ritmi di vita del nostro tempo.
Fantuzzi si racconta........
Nascita ed istruzione
Nel 1909 nacqui a Modena, ai tempi mio padre faceva l’insegnante all’Accademia della stessa cittadina; ma mi portarono dopo pochi giorni a Verona dove i miei primi ricordi sono legati ad una grande parete bianca che i miei genitori |
avevano messo a disposizione nella casa perché la sporcassi amio piacimento, data la passione che avevo di imbrattare tutto con colori e disegni.
A sette anni dipinsi un grande quadro raffigurante Muzio Scevola che si bruciava la mano. I veronesi mi chiamavano il piccolo pittore e la pittura fu poi la mia ragione di vita da adulto. Cominciai a quindici anni il Liceo Artistico di Verona dopo gli studi del ginnasio ma, passato solo un anno di frequenza, giudicandomi già idoneo mi promossero all’Accademia.
Da adolescente immaginavo gli artisti come quelli della bohème con lunghi capelli e tentavo d’imitarli ma mio padre buon militare dall’ educazione rigida mi faceva tosare sempre senza scampo
Giovane artista
Eravamo nel 1924 e ricordo che sognavo Parigi una città della quale si parlava molto tra noi artisti in erba. Tutte le sere o quasi andavo nella stazione ferroviaria di Verona a veder passare il treno rapido Trieste-Parigi ed immaginavo ogni volta di poterlo prendere ed andare a vivere in quella città che tanto sollecitava i miei desideri.
Nel 1929 realizzo il mio sogno di gioventù, mi trasferisco a Parigi dove la vita economica inizialmente mi risultò molto difficile: feci tanti lavori diversi, ma quello che nel quale soffersi di più fu nello trasportare la carne macellata. Grande salto nel 1935, quando organizzai la mia prima in rue de la Grande Chaumiere sulla Rive Gauche dove feci la conoscenza di Picasso.
Entrai a far parte della cerchia dei massimi artisti del tempo, feci delle mostre oltre che a Parigi, a Lione Bordeaux e Grenoble; stabilii amicizie con Braque Matisse e Chagall.
La guerra
Nel 1939 mi arruolai nell’esercito francese alla dichiarazione di guerra da parte francese alla Germania, ma nel 1940, all’ingresso dell’Italia in guerra contro la Francia, mi misero in un campo di concentramento. La cosa buffa e incredibile è che fui liberato dai tedeschi e consegnato alle autorità italiane, considerandomi “combattente sul fronte politico". Alla frontiera venne il Re Vittorio Emanuele III ad accoglierci, mi chiesero dove volessi andare ed io risposi che volevo tornare a Parigi, dove mi attendeva mia moglie Pierrette. Dopo qualche tempo a Verona potei rientrare a Parigi dove la cosa più triste fu vedere i miei amici ebrei con la stella gialla mentre io purtroppo ero alleato dei loro aguzzini! Roma La vita a Parigi diventava sempre più difficile decidemmo di raggiungere Roma nel 1943. La prima mostra Italiana fu organizzata a Roma nel 1945 da Tanino Chiurazzi, che esponeva nella sua galleria romana con Rosai, Omiccioli, Guttuso, Maccari, Monachesi, Cesetti e Campigli.
Entrai a far parte nella rosa degli artisti più richiesti ed apprezzati dai collezionisti e soprattutto dalla critica (pur pensando che le critiche professionali sono spesso inconcludenti e presuntuose).
Arabia Saudita
Nel 1948 fui chiamato ad affrescare il salone dei ricevimenti al palazzo della residenza a Taif. Questa città è un poco come la Versailles dell’Arabia Saudita e nel salone dipinsi per l’emiro due grandi scene di vita: “La pace” e “La guerra”. Nel primo dipinsi gli animali che si abbeveravano al fiume della vita e nella seconda gli animali che si azzannavano per divorarsi reciprocamente. Soggiornai nel Palazzo Reale sino al 1952. Dopo molteplici viaggi di studio in Europa e Nord America aprii, negli anni sessanta, uno studio a Capri da dove uscirà forse la produzione più apprezzata dai miei estimatori. Chiusi lo studio a Capri e decisi di trasferirmi nella città delle mie origini, Verona.
I suoi pensieri
Ho sempre pensato di portare, con la mia pittura la gioia della luce della nostra vita così piena di emozioni splendide, nelle case e tra la gente. L’Amore è il riposo del guerriero dove ci si rilassa il corpo e l’anima per poi meglio affrontare le battaglie interne ed esterne che tutti inevitabilmente abbiamo. Mi piacerebbe dipingere le anime delle persone e delle cose che non hanno materia. Vorrei dipingere colori impalpabili; difatti dovrò ancora eseguire il mio più bel dipinto…. |