Biografia essenziale
testi tratti dal sito personale www.linobrunelli.it
Lino Brunelli è nato a Verona nel 1931 dove ha iniziato la sua carriera pittorica in scenografia. Ha lavorato a Roma, a Milano, a Napoli, a Pistoia, a Vicenza, a Verona, a Passy in Francia e a Malaga in Spagna. Ha vissuto, per alcuni anni, la vita del teatro con alternanze di attore, scenografo e regista. Per la scenografia ha collaborato alla realizzazione di opere liriche e di prosa con maestri quali: Franco Enriques, Giancarlo Sbragia, Cesare Maria Cristini, Pino Canarini, Attilio Colonnello, Vittorio Rossi, Roberto Rossellini, Paolo Travisi e Wachevick.
Ha egli stesso progettato e realizzato memorabili scenografie per il Teatro Veneto, per il Teatro Romano di Verona, per l'Arena di Verona, per il Teatro Mozarteum di Salisburgo e molti altri.
Inviato alle maggiori manifestazioni d'arte Nazionali e Straniere, gli sono stati attribuiti venticinque "premi nazionali". Nel 1981, in occasione del Festival Internazionale del Cinema gli viene assegnato il "Premio Internazionale per la Pittura" a Cannes (Francia).
Ha fatto più di duecento mostre personali in Italia, Francia, Belgio, America, Australia e Nuova Zelanda. Sue opere figurano in molteplici collezioni pubbliche e private, in accademie e musei in Italia, Germania, Belgio, Olanda, Danimarca, Francia, America, Giappone, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Svizzera e Australia. Tra cui si segnala il Museo alternativo di Arte Moderna Remo Brindisi a Spina (Ferrara), il Museo d'Arte Moderna di Annecy (Francia).
Tra le sue personali di maggior rilievo: la "Mostra antologica " dieci anni di lavoro1964-1974, ordinatagli nel gennaio '74 al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e "Mostra antologica" all'Arengario civico di Monza, nello stesso anno.
Una seconda mostra personale dal titolo: "Dopo l'eclisse" gli viene allestita sotto l'egida della Regione Lombardia ed il Comune di Milano al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci" di Milano nel 1985.
Una mostra antologica dal titolo: "Archeologie Mnemoniche" viene allestita nei saloni del Museo "F. Gonzaga" Mantova, Museo Monjo di Barcellona (Spagna).
Il maestro veneto è autore di numerosi grandi "murales" eseguiti nel decennio 1975-1985, in Trentino, in Calabria, in Sicilia, in Lombardia e nel Veneto. Numerosi affreschi in edifici pubblici, alberghi e palazzi privati.
E' inserito nell'enciclopedia Rizzoli dell'Arte Italiana, nell'enciclopedia I.E.D.A. Archivio Storico degli Artisti Italiani, nel catalogo Camanducci 1974 e nell'Annuario Camanducci n. 4 nell'Eco della Critica Artisti d'Oggi 1974, nel Catalogo Bolaffi 1975, nel Dizionario degli Artisti Italiani del XX Secolo edito da Bolaffi, nell'Annuario Base n. 2, ed. Bolaffi, nel Dizionario degli Artisti Italiani editore Bugatti. Nel Dizionario della pittura italiana contemporanea "Quadrato 1986". Nel Dizionario Enciclopedico "Arte Oggi" edito dalla CIDAC editore di Cervia e ancora nel "Dizionario dell'arte italiana" l'ELITE anni '83, '87, '88.
Già docente di disegno al Liceo Artistico e Accademia di Stato di Venezia, titolare della cattedra di disegno all'Istituto d'Arte di Stato di Verona, ha tenuto periodicamente corsi superiori di scenografia nello stesso Istituto. E' ora membro dell'I.R.R.S.A.E. Istituto Regionale di Ricerca Sperimentazione Aggiornamento Educativi della Lombardia. E' direttore artistico dell'Ass. Culturale S. Marco a Quarto d'Altino (VE). Brunelli conclude il suo lavoro di docente accademico quale professore universitario ricoprendo la cattedra di "Analisi dei linguaggi artistici" all'Unitre di Milano.
Il maestro è accademico fondatore della Michelangelo Lyceum - Instituto de Estudio, Investigaciòn y divulgaciòn de las Artes Plasticas - di Barcellona.
ALCUNE MOSTRE pubbliche
Tra le duecentoventi mostre del M° Brunelli ordinate in Italia e all'estero, sono state allestite per lui le seguenti mostre ufficiali e pubbliche.
| 1968 |
Hass Gallery del Bloomsbury State College - Pennsylvania U.S.A. |
| 1973 |
Mostra itinerante in Australia e New Zeland - a Melbourne, Sideny, Auckland, Hamilton, Tauranga ed alla National Gallery di Wellington. |
| 1974 |
Galleria Civica Arengario di Monza. |
| 1974 |
Mostra antologica al Museo della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci" di Milano. |
| 1982 |
Mostra al Salon de Nations des Arts di Parigi. |
| 1985 |
Mostra personale "Dopo l'Eclisse" al Museo Nazionale Leonardo da Vinci di Milano. |
| 1987 |
Mostra "l'Uomo e la Pace" Sale Civiche della Villa Cubani di Carate Brianza Milano. |
| 1988 |
Mostra Antologica al Palazzp De Leva "Saloni Civici" di Modica RG. |
| 1989 |
Mostra Antologica opera anni: 1970-1980 al Castello di Carlo V di Lecce. |
| 1990 |
Mostra al "Centro Rainalter" Palazzo dei Congressi di Madonna di Campiglio TN. |
| 1991 |
Mostra Antologica nel "Salone Asburgico del Casinò" di Arco di TN. |
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Mostra "Archeologie Mnemoniche" nei Saloni del Museo di Milano. |
| 1992 |
Mostra "Anima Mundi" alla Galleria Borromea, Esedra del Castello, a Cesano Maderno MI. |
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Mostra: adagio, largo, forte, pittorico. Saloni civici di Villa Cusani a Carate Brianza MI. |
| 1993 |
Mostra Antologica al "Centre Municipal Culturel" di Plateau d'Assy Savoy France. |
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Mostra alla Galleria Civica "La Molinella" Città di Faenza. |
| 1994 |
Invitato con una Mostra Personale alla "Biennal de Sculture" alla Civica Mostra di Plateau d'Assy France. |
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Esposition Personnel nel Salon du "Forum Expo" Bonlieu pour le "Rencontres du Cinema Italien '94. A representer l'art italien actuel". |
| 1995 |
Esposition Personnel di: dipinti, sculture, plastici scenografici e costumi teatrali degli anni: 1980-1990, nel "Salon de l'Ancienne Poste" di Sallanches France. |
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Mostra personale: adagio, largo, forte, pittorico. Sale del Palazzo storico Ca' De Ricchi a Treviso. |
| 1997 |
Mostra titolata "My Gold" nel Centro Culturale "San Marco" di Quarto d'Altino Venezia. |
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Installazione di una scultura di grandi dimensioni nello Spazio Civico della Città di Quarto d'Altino VE, dal titolo: quarto di luna 1570. |
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Mostra "My Gold" Palazzo Civico Porcia Brugnera a Oderzo TV. |
| 1998 |
Esposizione nel Salone della "San Marco Expo" - le tre grandi - tre capostipiti di suoi periodi epocali: la scienza, la casa, la spiritualità. |
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Parte da Passy la mostra divenuta itinerante "My Gold", che toccherà poi, Parigi, Marsiglia e approderà al Museo "Francesco Gonzaga" a Mantova. |
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Installazione di una grande scultura in marmo colorato delle misure: di m. 4,80x3,60x160 peso 20 tonnellate circa. Dal titolo: - la porta del sole - posta nel "Parco Europa" di Grezzana VR. |
| 2001 |
Mostra personale "Immaginifico" al Museu Monjo di Barcellona, Spagna |
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Mostra personale "Immaginifico" alla Galleria Civica dei Musei di Monza. |
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Mostra personale "adagio-largo-forte-pittorico" alla Villa Pisani di Montebelluna (TV) in occasione dell'Estate Musicale. |
ww.linobrunelli.it |
HANNO DTTO DI LUI
prof. Giacomo Gava
Docente di Filosofia
della Scienza
Università di Padova
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Controcorrente nel senso che Brunelli, mira a frantumare la realtà per costringerla a svelare i suoi segreti più reconditi. Mentre sappiamo che la società e la cultura contemporanea si limitano per lo più a descrivere soltanto le caratteristiche esteriori delle cose, ignorando il principio Aristotelico di contraddizione o di non contraddizione per cui tutto va bene. Così si può asserire tutto e il contrario di tutto.
Permettetemi un'analogia che scaturisce dalla mia deformazione professionale. Galileo, dopo lunghi studi, giunse alla conclusione che "il libro della natura è scritto in caratteri matematici": a differenza di Galileo, Brunelli coglie non solo le forme geometriche delle cose, ma anche la loro qualità. In altri termini, Brunelli nella sua ricerca, adopera ciò che oggi viene denominata "theory-lodeness", sfrutta cioè tutto quel bagaglio di esperienze, di emotività, di creatività e di tecniche sempre più sofisticate, che è venuto accumulando e maturando negli anni, per interpretare e farci osservare sempre meglio le cose nella loro concreta essenza. Soprattutto per questi motivi Brunelli costituisce un modello da imitare sia da parte dei giovani che dai meno giovani.
Consapevoli che la ricerca non ha mai fine, mi auguro che la sua ricerca continui ad offrirci ancora molte opere quali la sua geniale personalità sa creare.
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Roberto Sanesi
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In opere come queste, è del tutto ovvio che soggetto e oggetto si manifestino "ambiguamente", scambiandosi i ruoli, ovvero che lo spazio non contenga ma produca, per varianti di se in quanto materia, ogni apparizione che sarà unitaria tanto più sarà molteplice.
Con le opere più recenti, dopo questi paesaggi o congegni di piani modificabili, di plasticità inquieta e vagamente meccanicistica, lo spazio torna a darsi come luogo, non più sostanza ma vuoto, e si trasforma in teatro. Allontanato sul fondo, è pura luce, insostanzialità indifferenziata, e assume forse i caratteri del tempo. Lo si intuisce possibile in ogni direzione (come i processi della memoria), o meglio perde ogni direzionalità. C'è, ed è visibile, per affermare una sua inesistenza, e però non perde valore emotivo perché si carica di allusioni. Credo sia questa la funzione dell' oro come fondale. My Gold, di cui Brunelli discute in una nota, non è solo un'indicazione tecnica, ma di metodo, e apre varie interpretazioni. Riacquisisce più esplicitamente, almeno in parte, la tradizione del mosaico, in quanto per esempio suggerisce nel linguaggio frontale, formalizzato, con cui le figure vi si dispongono, un'intenzione narrativa mitico-sacrale.
(Anima mundi è un titolo ricorrente nella fase creativa precedente di un Brunelli). Uno spazio in cui le figure è quasi inevitabile che vengano isolate in una gestualità sospesa, a volte monumentali, arcaiche. Uno spazio che così occupato aggiunge alla rappresentazione, per le rifrazioni del fondo dorato, qualche sospetto di riferimento alchemico, tanto più che il processo di trasformazione è sempre stato evidente nella pittura del Brunelli.
Angeli, guerrieri, cavalieri, santi, semidei, emanazioni terrestri o celesti, ombre o fantasmi, a volte in statica conversazione, a volte in atteggiamento di contesa, altre volte precipitosi, come in caduta, e però mai scomposti, nemmeno là dove si intuisca una situazione drammatica, questi personaggi senza luogo se non fosse per l'apparizione di qualche sole roteante, di qualche luna opaca e calcinata (elementi subito e inevitabilmente tradotti in emblemi), mimano "storie" il cui significato deve restare segreto, e traggono proprio da questa indefinitezza il loro fascino.
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Maria Elvira Ciusa
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Brunelli lavora con la passione del maestro-artigiano delle botteghe del Quattrocento, a dar vita ai suoi spazi interiori, alle pulsioni profonde della sua sensibile umanità, attenta a catturare e a dar voce alle esigenze dell' uomo contemporaneo.
Brunelli veste i panni curiali e con grande semplicità, nella sapiente consapevolezza di portare avanti un linguaggio che tende sempre più all'astrazione, sperimenta sulle tele lirici collage ed essenziali volumetrie che talvolta gli vengono suggeriti dai raggi di luce tracciati sul pavimento, quasi fossero preordinatamene predisposti ad assecondare la sua ricerca. Su ampie superfici di tela o di carta s'intrecciano spazi scanditi da piani luminosi e da raffinati cromatismi che rivelano l'indissolubilità tra "motivi espressivi" e problemi tecnici.
E' singolare che dopo molto peregrinare, Brunelli sia approdato alla sua "camera metafisica", congeniale ad accogliere le opere che hanno segnato le tappe significative del suo percorso creativo.
E' in questo luogo che, a parer mio, si coglie appieno l'anima del pittore e la sua cultura visiva. L'ampia volta dello stanzone diventa elemento necessario a che le opere vivano nel loro liquido amniotico. Qui si vede che le origini dell'artista sono quelle del grande scenografo a cui non deve mancare lo spazio per dare corpo alle intuizioni compositive.
"Dentro e fuori l'astrattismo" è il motto dell'artista che non vuole essere annoverato in movimenti effimeri della produzione artistica. Brunelli difende con passione la sua assoluta libertà creativa che non ammette cedimenti dinanzi alle mode.
Brunelli sembra ancora una volta indicarci, nel suo linguaggio che diventa sempre più essenziale e significativo, che deve essere l'uomo e il suo ecosistema al centro della natura profonda dell'arte.
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Curzia Ferrari
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Un viaggio all'interno di se stesso tramite l'inventario di archeologie visibili, ecco come potrebbe venir definita l'attuale ricerca di Lino Brunelli.
Di questo singolare pittore ho già scritto in passato, mettendo in risalto la sua vocazione ad ascendere dalla realtà alle intuibili storie interiori dell'uomo, quasi le sue piste di ricerca avessero lo scopo di indurre, più che al compiacimento dell'occhio,al subbuglio del cuore: un programma tutt'altro che facile quando lo si affidi a un esercizio artistico che, a prima vista, sembra occuparsi soltanto dello svolgersi fenomenologico dei fatti, ed è invece soprattutto testimonianza spirituale.
La testimonianza di un "costruttore di messaggi", consapevole che sono tramontati definitivamente i tempi dei bluff estetici: l'urgere di una pittura di coscienza è nell'aria, giustificata - oltre che dalle stratificazioni della memoria - dagli straordinari avvenimenti di questi ultimi anni, il crollo del muro di Berlino, la fine dei regimi comunisti, la guerra del Golfo, l'incombere del nuovo materialismo comunista.
Forte di molte capacità, Brunelli (che coltiva vari interessi, dalla scenografia alla poesia alla pratica dell'insegnamento) si butta a capofitto in tutto quanto di visibile induca alla conoscenza dei problemi.
Ma si faccia attenzione. Egli non è un "impegnato" secondo il termine logoro di ormai logore frontiere. E' un pittore che fa della buona pittura.
I suoi reperti mnemonici concreto-astratti appartengono alla creazione; superano cioè il terreno del dimostrabile per farsi prodotto dell'intelligenza, liberando l'idea di uomo dalla prigione delle proprie vicende.
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Marina De Stasio
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Il tema dell'interno-esterno è un classico della pittura di ogni tempo; la finestra è il luogo privilegiato dell'incontro fra lo spazio interno, costruito dall'uomo a sua misura, e quindi definito e geometrizzato, e quello esterno aperto, senza confini, regno dell'infinita varietà e libertà di forme e colori; nell'arte modera le barriere tra questi due mondi sono spesso messe in dubbio, il trapasso dall'uno all'altro avviene senza intermediazioni, e a volte un'immagine ambigua evoca simultaneamente l'uno e l'altro spazio. Lino Brunelli affronta questo classico di ieri e di oggi con un taglio assolutamente inedito: per lui l'interno è il centro della terra e l'esterno è l'universo. Il punto di vista del pittore, e quindi dell'osservatore, si interna nel grembo profondo della terra, si fa minuscolo, consapevole sia del peso, della consistenza della massa gigantesca che gli sta intorno, sia dell'infinità dello spazio cosmico che si apre oltre il protettivo guscio del globo. Il quadro mette in relazione l'interno chiuso della terra con l'esterno sconfinato dell'universo, ma forse anche l'universo è guscio e grembo, anch'esso s'incurva scintillante intorno all'uomo, come una cupola bizantina.
Lo strumento astronomico diviene quindi l'approccio all'invisibile, allo spirituale; la finestra che porta dall'interno all'esterno è, in questo caso, la scienza, che, con i suoi modelli semplificati, tenta di render conto della sfuggente molteplicità dell'essere, allargando di continuo la visione su un universo che rimane pur sempre insondabile.
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Mario De Marco
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Lino Brunelli, è appena il caso di notarlo, è partito dal concreto, sicché la sua creatività affonda le radici sia nelle realtà logiche che in quelle antologiche e, mutuando i linguaggi, ha tradotto in termini segnici e cromatici la sua Weltanschauung, offrendoci la possibilità di spaziare dentro e fuori l'astrattismo.
Il nostro artista, e il suo è un caso ben raro, possiede la chiarezza della consapevolezza, in lui funziona quel "terzo occhio" che gli consente di cogliere nitide intuizioni (anche in tal caso il termine va colto nella sua più pura e direi esoterica accezione), onde i segni e i colori, gli interventi, le composizioni espresse con varie tecniche, possiedono alta valenza di significato e di significante, elevandosi, senza dubbio alcuno, al livello del simbolo che, com'è noto, risponde a tutti ed a nessuno.
Per accostarsi all'opera di Brunelli ritengo indispensabile operare una tabula rasa dei "pregiudizi" (idòla) che quasi sempre ci condizionano allorché ci accostiamo all'opera d'arte. Occorre operare una duplice lettura, intersecando i due momenti, ossia ritengo necessario partire dal linguaggio dei segni e delle cromie per poi addivenire alla intuizione di ciò che dell'atto creativo è pregnante. Indi si potrà operare la razionalizzazione del tutto sicché, ponendosi diversamente e con criterio opposto, corriamo l'inevitabile rischio di cadere nei pregiudizi di cui sopra accennavo.
Pur essendo debitore di non pochi spunti fioriti nel filone astrattistico, egli però ha capito che una cosa è la conoscenza e ben altra cosa è la sapienza. Ecco la sua consapevolezza, ecco l'identità che gli appartiene ricreando in un "suo" linguaggio creativo tensioni, ansie e aspettative di chi ancora si pone l'eterno interrogativo: chi siamo, donde veniamo, dove vogliamo andare ?
Lino Brunelli ci fa meditare, ha qualcosa da dire e da dare, e ciò non è poco in tempi in cui si mistifica, si blatera, e si fa tanto uso della filosofia della chiacchera.
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